Principe: “Rivedere la “fase 2″ per non distrugge il settore del terziario”

L’unico risultato sono danni gravissimi al sistema delle imprese

Dichiarazione di Vittorio Principe, presidente Confcommercio Cremona

Ogni nuova comunicazione del Governo sembra aggiungere un capito ad una cronaca di una morte annunciata, quella delle imprese. Le misure messe in campo dal premier e dai quattrocentocinquanta esperti con l’obiettivo di far ripartire il Paese producono, come unico effetto, danni gravissimi al sistema economico e al terziario in particolare. Merito di decreti calati dall’alto, senza minimamente considerare le esigenze delle Associazioni di categoria e di quelle partite Iva che, da sempre, lavorano per creare sviluppo e futuro all’Italia. Da tutte le categorie sono arrivate pesantissime critiche ad un provvedimento che dimentica che ogni giorno di chiusura in più mette a rischio la ripartenza di moltissime imprese e di tutti coloro che vi lavorano. Ci sono esclusivamente certezze solo su quello che non si può fare (senza peraltro riuscire a trovare una logica coerente). Vincolare le ripartenze all’analisi dei dati sui contagi non può che preoccuparci ulteriormente. E’ come se le date del 18 maggio e del 1° giugno fossero state ipotizzate più per evitare tensioni sociali che per effettiva convinzione.

Blocco delle attività e nessuna certezza su indennizzi e contributi

E, nel frattempo, manca ogni rassicurazione (se non le solite promesse vuote) su indennizzi e misure di sostegno alle imprese, ancora una volta abbandonate a loro stesse. Anche per questo, come Confcommercio nazionale, è già stato chiesto al Presidente Conte un incontro urgente, anzi urgentissimo per discutere di due punti: riaprire prima e in sicurezza; mettere in campo indennizzi e contributi a fondo perduto a favore delle imprese. E non bastano la ritualità sterile messa in campo con il “cura Italia” o con il “dl liquidità”. Perché nessuno ha saputo portare nulla (se non i seicento euro) a chi gestisce un’azienda.  Ci sono tanti (troppi) proclami e una realtà di totale abbandono che rischia di devastare un Paese e il suo sistema economico. Non c’è un progetto, una visione, coraggio politico. Solo gretta e insensata burocrazia. I prossimi mesi saranno durissimi.

Occorre rivedere queste decisioni ed accelerare sulla ripartenza

Non possiamo permetterci di continuare così. Si faccia come ha fatto anche il Comune di Cremona, creando un tavolo con le Associazioni datoriali, ascoltando la voce delle realtà economiche. Lo capisca anche il Governo, anziché affidarsi solo ad esperti lontanissimi dalla vita reale e dal tessuto produttivo. Occorre confrontarsi in maniera più efficace e costruttiva con le esigenze delle piccole e medie imprese (la spina dorsale del Paese) per ritrovare una linea d’azione condivisa, concreta, efficace. Solo così (e non con proclami vuoti) potremo ricostruire la speranza e il futuro.

 

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