La Madonna rapita e un oste detective

Filippo Venturi mercoledì (1 luglio) ospite di Giallo a Palazzo

Filippo Venturi, bolognese, laureato in Giurisprudenza (anche se, ammette, non ha mai pensato un secondo di fare l’avvocato), ristoratore e scrittore, è il prossimo ospite di “Giallo a Palazzo”. Mercoledì 1 luglio, alle 17,30, in diretta web sulla pagina facebook del nostro quotidiano, presenta il suo ultimo romando “Gli spaghetti alla bolognese non esistono” (ed Mondadori). Ad intervistarlo, come è ormai tradizione nella rassegna promossa da Confcommercio Cremona e quotidiano La Provincia, con il sostegno di LGH e di Cassa Padana – Credito cooperativo italiano – sono Paolo Regina, autore e direttore artistico di “Giallo a Palazzo” e il nostro caporedattore Paolo Gualandris.   

Regina: “di lui ti conquistano la autenticità e la simpatia emiliana”

“Venturi è già stato ospite della rassegna – conferma Regina – A palazzo Vidoni ha conquistato tutti con la sua autenticità e con la sua simpatia tutta emiliana. E’ stato quindi naturale richiamarlo per raccontarci il suo secondo romanzo che ha, per protagonista Emilio Zucchini. A rendere davvero speciale questo oste detective è il ritrovare nei tratti del personaggio letterario molti aspetti della personalità del suo autore. Condividono l’attività di ristoratori, la tradizione culinaria della loro terra (tema che si intuisce già dal titolo e che dopo il tortellino in brodo lascia la scena agli spaghetti e al ragù), l’adorata Bologna, quinta scenica di tante avventure.  Nelle parole di Venturi si percepisce come Zucchini, nato come un alter ego sia diventato nel tempo molto di più di un riflesso letterario. Soprattutto per questa ragione credo che i lettori amino questo personaggio: perché si sente palpabile tra le pagine tutto il cuore che l’autore ha messo nel dargli vita”.

Venturi: “nelle mie storie metto ironia, intreccio, ritmo e musica”

“Ci sono ingredienti nelle mie storie – conferma lo scrittore Bolognese – che proprio non possono mancare: l’ironia, l’intreccio, il ritmo, la musica, l’elemento noir, a volte un po’ virato verso il comico. E poi, di sicuro, la cucina. E quindi Emilio Zucchini”. “Di lui si possono dire tante cose. – continua Venturi – Alcune buone, altre meno. Come di tutti quanti, del resto. Zucchini è una persona perbene. È onesto, caparbio e sereno. Ma è anche un gran testardo, presuntuoso e superbo. Quando vuole una cosa prova a prendersela in tutti i modi, purché siano leciti. E spesso ci riesce. È perspicace. Risolvere i problemi della gente è la sua arte migliore e le ricette in cucina sono il suo modo per dimostrare quanto ci tenga alle persone. Gli piace ascoltare, dote assai rara al giorno d’oggi. Ama definirsi single per scelta, anche se non è convintissimo sia andata proprio così. È un solitario, uomo libero più che solo. È un altruista egocentrico: si sbatte per il prossimo nella misura in cui la cosa lo gratifica. Semplificando il tutto ai minimi termini, si può dire che Emilio Zucchini è un tipo tranquillo. Di quelli che si arrabbiano di rado. Ma ora è arrabbiato, e tantissimo. E questo lo rende alquanto pericoloso”.

A “La vecchia Bologna” due misteri si intrecciano

In questa ultima dark comedy a “La Vecchia Bologna”, il ristorante gestito dall’oste Emilio Zucchini, una ragazza è alle prese con un piatto di tagliatelle quando comincia a gridare e contorcersi in preda a una crisi allergica. Un paradosso per il nostro protagonista perché loro, alla Vecchia Bologna, ci stanno attenti, hanno la tabella degli allergeni stampata in bella vista sul menu. E poi la ricetta del suo ragù è quella, da sempre, da quando gliel’ha insegnata nonna Angiolina e da molto prima di lei. Non ha mai fatto male a nessuno, non si scappa. A pochi isolati da lì, intanto, Mirko Gandusio, detto il Grande Gandhi, abbattuto per aver mandato all’aria in un colpo solo il suo lavoro da buttafuori e la relazione più seria della sua vita, entra nel Duomo di Bologna in cerca di conforto. Mentre sussurra sconfortato le parole che dicono tutti i penitenti, ecco che dall’altare uno sguardo misericordioso lo attrae: “è lei, la Diva, l’unica e inimitabile Madonna di San Luca, il simbolo della città”, che come tutte le primavere è stata portata in processione in centro a Bologna. Non è una riproduzione, come se ne vedono tante nelle case dei cittadini o in qualche tasca interna dei portafogli. È proprio lei. Preso da uno strano accecamento, Gandhi decide di rubare la tavola di legno.

Venturi: “Bologna, nei miei romanzi, diventa un personaggio”

“La mia città, nelle storie che racconto – riprende Venturi – non è mai solo un luogo. È un personaggio. A me piace raccontarla, sempre. Ma stavolta ho provato a fare un passo in più, scomodando addirittura la sua immagine più iconica: la Madonna di San Luca. Renderla coprotagonista di questo nuovo caso è stato un escamotage per narrare la sua storia, i suoi miracoli e i misteri che la circondano. Noi bolognesi nutriamo un profondo affetto nei suoi confronti. Lei è la nostra madre protettrice, veglia su di noi ogni giorno dal colle che domina la città. È la bussola, il porto di approdo, l’emozione che proviamo quando, di ritorno da un lungo viaggio, scorgiamo l’inconfondibile cupola della sua basilica e capiamo di essere tornati a casa. E in tutto questo non c’entra la fede. C’entra lei. Bologna è una città posizionata a metà strada tra le sue contraddizioni, indecisa tra sacro e profano. È credente e scettica, illuminata e bigotta, progressista e conservatrice, con quella spiritualità laica che storicamente ha indotto i suoi cittadini a parteggiare per Peppone più che per don Camillo”.

Per la Madonna di San Luca una devozione autentica, confermata anche in questi ultimi drammatici mesi

Non manca, per concludere un richiamo all’attualità “Durante la processione di risalita al colle dopo la settimana che ogni anno nel mese di maggio trascorre in città, – testimonia lo scrittore – l’immagine sacra ha attraversato Bologna su un camion dei vigili del fuoco, dietro il pullman scoperto del vescovo, e si è fermata davanti ai luoghi in cui si è lottato contro il virus, dove si è patito di più l’isolamento, o per onorare i defunti: gli ospedali, le rsa, il carcere, il cimitero comunale. Se questo non significa prendersi cura della città… La gente ordinata lungo i marciapiedi batteva le mani e la acclamava, e io spero di essere riuscito a mettere dentro il mio romanzo tutta questa passione, con il rispetto che merita”. Con buona pace di tutti la dark comedy ovviamente si risolve con Zucchini che, dotato del suo proverbiale intuito, arriva alla verità e riporta a casa sana e salva la signora più amata di Bologna.

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