In Ascomfidi parte il “credito diretto” alle imprese

Mutui concessi senza la mediazione delle banche

Confcommercio e Ascomfidi mettono in campo – ed è già diventato operativo in questi giorni – un progetto per erogare “credito diretto” alle imprese. Finanziamenti (da restituire in se anni) fino a trentamila euro per spesa corrente e fino a cinquantamila euro per investimenti. Per di più, proprio per fronteggiare il momento di estrema difficoltà che stiamo attraversando, è possibile chiedere fino a dodici mesi di preammortamento, cioè iniziare a versare la prima rata un anno dopo che è stato concesso il credito. Il tutto senza passare da istituti bancari, restringendo i tempi, ottenendo velocemente il finanziamento e potendo godere di condizioni di assoluto interesse per le aziende.

Fino a 30mila euro per liquidità e 50mila per investimenti

“In momenti in cui si parla molto di sostegni alle imprese ma si fa poco (e comunque mai abbastanza…) abbiamo voluto dare un segnale concreto – conferma Federico Corrà, presidente del Confidi provinciale e vicepresidente vicario della Associazione di Palazzo Vidoni -. Poter erogare risorse vere, attraverso un progetto che abbiamo sviluppato insieme ai colleghi di Asconfidi Lombardia, vuole essere testimonianza di fiducia nelle nostre imprese e vuole offrire un aiuto tangibile e diretto per superare una situazione difficilissima”.
“Sin dall’inizio della pandemia – dichiara Andrea Badioni, presidente di Confcommercio Cremona – abbiamo sostenuto che nessuno dovesse essere lasciato indietro. Le difficoltà di accesso al credito anche quando si tratta di importi limitati, sono uno dei fattori che più pesantemente rischiano di incidere sulla ripartenza e quello di Ascomfidi è sicuramente un progetto importante che si unisce alle tante iniziative che abbiamo messo in campo fin dall’inizio di questa crisi per consigliare, assistere e guidare le nostre aziende. Penso al lavoro svolto dal nostro ufficio bandi tuttora impegnato con “Credito Ora”, ultima iniziativa di Unioncamere e Regione Lombardia per far accedere quante più aziende alle misure che garantiscono risorse e contributi per il settore della ristorazione o al ruolo informativo e di assistenza che la nostra Associazione ha nel proprio dna, senza dimenticare che noi, per primi, abbiamo sospeso il pagamento delle fatture per servizi a chi è stato costretto a chiudere”

Credi veloce e vantaggioso. E poi si usa la garanzia del “Fondo centrale”

“Negli ultimi mesi le banche, anche come conseguenza dei provvedimenti legislativi emanati, hanno visto una crescita esponenziale nel numero delle richieste – spiega tecnicamente Federico Corrà -. Alla fine di settembre la crescita a livello nazionale, rispetto all’anno precedente, è di quasi il 1200%. Dati del Fondo Centrale di Garanzia testimoniano che il commercio presenta il numero più elevato di domande ammesse (467.299 operazioni, 41,5% del totale); a queste seguono quelle per il settore dei servizi (343.160 pari al 30,5% del totale). Questi dati testimoniano quanto il credito sia importante in un momento in cui, da un lato, le spese correnti superano di gran lunga i ristori previsti dalla Stato e, dall’altro, alle aziende è chiesto di investire per rispettare le norme sulla sicurezza o per innovare, soprattutto grazie alla digitalizzazione”.
“Quello di Ascomfidi – continua – è un prestito che utilizza la garanzia offerta dal Fondo Centrale che facilita al massimo le aziende nell’accesso al credito e l’esperienza maturata nel tempo ci permette di supportare le aziende in ogni fase del procedimento con una consulenza utile anche per ristrutturare tutti gli impegni”.

Corrà e Badioni: “Sostegno alle imprese e alla loro voglia di ripartire

“Le imprese, più di chiunque altro, credono nella ripartenza e non vedono l’ora di poterlo fare. – conclude Badioni – Tutti mi hanno chiesto, innanzitutto, di poter lavorare, di riuscire a riaprire i loro negozi. Ancora una volta il nostro settore, il più colpito da questa crisi sanitaria e ora anche economica, rende evidente come nessuno voglia concedersi a strategie “difensive” ma si ponga quotidianamente il problema (di stampo kennediano), di cosa può fare per rendere viva la città, per i cittadini e i consumatori a cui le imprese sono al servizio, per i quali interpretano la voglia di tradizione nella speranza di innovazione. Un patrimonio che vogliamo tutelare e valorizzare e a cui, per primi, vogliamo dare credito, contribuendo insieme a costruire il futuro”.

Rispondi