“Giallo a Palazzo” con Roversi (e il suo Psychokiller) entra “nella mente di un assassino”

Appuntamento web mercoledì (17 giugno) alle 17,30

Per Paolo Roversi è ormai una tradizione presentare a “Giallo a Palazzo” i suoi romanzi. Lo fa anche con “Psychokiller”, un viaggio “nella mente dell’assassino”. Mercoledì 17 (alle 17,30), in diretta facebook sulla pagina del nostro quotidiano, racconta il suo ultimo thriller. La formula della rassegna, promossa da Confcommercio Cremona e dal quotidiano La Provincia, con il sostegno di Lgh e di Cassa Padana, è sempre la stessa e lo scrittore, giornalista e sceneggiatore di Viadana – ma anche promotore, ogni anno a fine gennaio, a Suzzara, del festival “Nebbia Gialla” – sarà intervistato da Paolo Regina, direttore artistico oltre che autore per Sem, e dal nostro caporedattore Paolo Gualandris.

Regina “Roversi è uno dei più amati e affermati giallisti italiani”

“In pochi mesi ritroviamo Paolo Roversi, uno dei giallisti più amati – conferma Paolo Regina – Non a caso i suoi romanzi sono tradotti in otto lingue. Ma se a renderlo famoso è stato il giornalista hacker, simpatico e scanzonato, Enrico Radeschi, protagonista dei suoi gialli, questa volta l’autore di Viadana presenta il suo secondo thriller con SEM. Sono pagine ricche di suspence, belle strette Dopo “Addicted” anche questo è un libro che il lettore inizia e non lascia più fino alla fine, proprio per il ritmo della narrazione, per la sua agilità, per il continuo rilancio dell’azione”. Lo ha richiamato anche “Il Giornale” che, nella recensione, annota come “in ogni romanzo Roversi convince per ritmo e storia”. La vicenda è ambienta a Milano, e questo rappresenta un trait d’union dei romanzi dell’autore, un elemento identificativo, quasi un omaggio che l’autore vuole fare alla sua città d’elezione. Quella di “Psycokiller” è una metropoli lombarda attualissima e brillantemente descritta, dove il giallista “muove con maestria personaggi dalla doppia faccia, sbirri senza scrupoli e fuori dagli schemi, donne affascinanti e pericolose”.

Un thriller nella Milano più oscura

“Ho ambiento quasi tutti i miei romanzi a Milano – ha confermato l’autore in una recente intervista – , una città che amo e che conosco profondamente quindi raccontarla mi viene quasi naturale. In questo thriller ho descritto il lato più oscuro della città – non c’è la spensieratezza di certe atmosfere come nella serie di Radeschi ad esempio – in linea con il mood della vicenda e l’indole dei personaggi”.
L’idea di fondo resta un classico del genere: un serial killer che sfida la polizia. Ma il suo sviluppo è assolutamente originale. L’assassino, infatti, riprende le proprie vittime mentre le soffoca per poi spedire i video dei loro ultimi istanti di vita alle forze dell’ordine. Il destinatario dei macabri filmati è il tormentato commissario Diego Ruiz, un “sopravvissuto”, alcolista e fumatore incallito, non troppo propenso ad accettare le regole. Insieme alla sua squadra si trova a dover indagare contemporaneamente su questo killer e su una strana rapina in banca.

Il commissario Ruiz (e la profiler Virgili) giocano una “partita a scacchi contro un nemico invisibile”

Ben presto la Questura chiede aiuto a Gaia Virgili, una giovane e brillante profiler, trasferita da poco da Roma a Milano per seguire un altro caso, quello del “killer delle donne sole”. La dottoressa – quasi all’opposto di Ruiz ma ugualmente affascinante, forte di esperienze internazionali – disegna il profilo di un uomo instabile e pericoloso, una sorta di vendicatore solitario molto astuto che ha lanciato apertamente una sfida agli inquirenti invitandoli a catturarlo prima che uccida ancora. Non mancano in questi due personaggi che citazioni cinematografiche, un elemento caratterizzante della scrittura di Roversi. Così Diego Ruiz ricalca, almeno in parte, lo stereotipo dei classici commissari americani (sullo stile quasi dell’ispettore Callaghan), mentre Gaia Valenti ha studiato al Bau di Quantico (la componente del “Centro Nazionale per l’Analisi dei crimini violenti” dell’FBI) che ha ispirato la serie televisiva Criminal Minds o che è richiamato nelle attività di profiling delle opere cinematografiche tratte dai romanzi di Thomas Harris (Il silenzio degli innocenti, Hannibal e Red Dragon). Insieme, come spiega Roversi, Ruiz e Virgili si trovano a “giocare una partita a scacchi contro un avversario invisibile, che impari a conoscere attraverso le sue mosse”.

Il mistero che si risolve con due colpi di scena

“L’idea un serial killer che sfidasse la polizia e che fosse sempre un passo avanti è nata qualche anno fa. – racconta ancora Roversi in una intervista – Da lì, piano piano, sono nati i personaggi e la trama. Il cattivo è stato il perno della storia, quello su cui ho costruito tutto. Più scavavo nella sua mente e più scoprivo aspetti inquietanti che poi raccontavo”. Quella di Dario Ruiz e Gaia Virgili è una lotta contro il tempo, mentre il piano dell’assassino assume via via contorni sempre più definiti. Ma ogni volta che l’indagine sembra giungere a un punto di svolta, una mossa a sorpresa del killer spinge Ruiz a rivalutare l’intera lista dei sospetti. Un mistero che si muove tra Milano e la Svizzera. E che si risolve con due assoluti colpi di scena.

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