“Così muore l’Italia” – Confcommercio contro il lockdown mascherato

Dalla Regione provvedimento iniquo e di scarsa efficacia

E’ un lockdown. Hanno solo cambiato nome. Quello allo studio in Regione Lombardia (e messo a punto con la approvazione di tutti i sindaci) è un provvedimento di dubbia efficacia e iniquo perché colpisce sempre i soliti, attività commerciali e pubblici esercizi, già in condizioni di estrema difficoltà se non allo stremo. Per questo, dando voce alle imprese esasperate e disperate Confcommercio vuole lanciare un grido di allarme a tutti. E lo fa attraverso un flash mob (che si terrà nei prossimi giorni) che ha voluto riassumere nel titolo “Così muore l’Italia”. Un atto di protesta contro politiche che, con il pretesto di salvaguardare la salute, stanno distruggendo l’economia e rubando il futuro al Paese.
L’efficacia di un coprifuoco, con la chiusura dei pubblici esercizi alle 23 – un’ora prima rispetto a quanto prescritto dal Governo – è totalmente incerta. Comprimere l’orario di apertura ha risvolti dubbi nella prevenzione del contagio – studi dimostrano che solo il 3-5% dei contagi avviene nei pubblici esercizi che applicano rigorosamente le norme di sicurezza – ma avrà conseguenze certamente devastanti nella propensione a frequentare le attività di ristorazione. Per contro, l’anticipo della chiusura rischia semplicemente di favorire code e assembramenti, proprio quello che, in teoria, si vuole evitare.

Presto un “flash mob” di protesta

Abbiamo scelto il claim “Così muore l’Italia” – spiegano da Palazzo Vidoni – perché riteniamo che – per cercare di contenere la crescita dei contagi, anche in questa seconda ondata (che sia sapeva benissimo sarebbe arrivata) – si stia scegliendo la via più semplice, quella quasi propagandistica, della chiusura delle imprese. Aziende che, già allo stremo per quanto accaduto in questo disgraziato 2020, non riusciranno più a rialzarsi e ripartire. Perché per la ripartenza queste realtà economiche si sono ulteriormente indebitate. Non hanno avuto veri contributi dallo Stato (se non le elemosine dei seicento euro).
Per Confcommercio è quindi indispensabile che Regione Lombardia agisca piuttosto sui nodi deboli della catena del contagio, trasporto pubblico in primis e tenga conto della situazione di un mondo già piegato da crollo dei fatturati e da una forte crisi di liquidità perché, si evidenzia, tutto questo rischia di avere gravissime ricadute anche sul fronte occupazionale.
Nei “decreti” – richiama la Associazione – è scritto che sono consentite le attività essenziali.

Tutte le attività sono essenziali, per garantire lavoro e pil, oltre che per far vivere le città

Tutte le attività – per Confcommercio – sono “essenziali” perché garantiscono lavoro, perché fanno crescere l’economia, perché rendono viva una città o un paese. Non basta il “coprifuoco” (come fossimo in tempo di guerra) per fermare il contagio. Servono misure serie e coerenti. “Dobbiamo affrontare la seconda ondata con senso di responsabilità, ma anche maggior fiducia” ha detto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E per noi la responsabilità è quella di tutelare anche quel tessuto di micro imprese che sono la “spina dorsale” del Paese, ciò che consente all’Italia di andare avanti. La politica, da chi gestisce una azienda, deve imparare a dare più spazio alla libertà e meno alle paure. Non si può parlare di impegnarsi ad adottare provvedimenti puntuali (fino alle micro zone rosse) e poi bloccare, di colpo, tutta la Lombardia, la regione più dinamica, uno dei motori d’Europa. E non ha senso non riuscire a differenziare Milano, dove la situazione è allarmante, da Cremona che per fortuna, dopo i record negativi della primavera, non desta troppe preoccupazioni. Che senso ha chiudere i centri commerciali se non alimentare un “pendolarismo” verso altre città fuori regione o outlet non troppo distanti. Si chiude la Lombardia (lo ripetiamo, con l’accordo di tutti i sindaci) ma poi – in città come Cremona – si sono avviate le procedure per reintrodurre la “tassa di soggiorno”.

Troppe decisioni sbagliate in questa emergenza

In Italia (a Roma come a Milano o Cremona), si prendono, spesso, decisioni sbagliate. C’è il problema dei trasporti pubblici ma, anziché stanziare risorse per migliorare la situazione è stato introdotto il bonus per i monopattini elettrici. Si procede, insomma, senza alcun senso, senza alcun approfondimento sulle conseguenze dei decreti annunciati a reti unificate. Procedendo in questo modo non si fa altro che alimentare la spirale della paura, con provvedimenti sempre più inefficaci e sempre più dannosi. Che poi, alla fine, si riassumono con una morale (non condivisibile): “se le cose vanno bene, allora, è merito del governo; se le cose vanno male, allora, è colpa dei cittadini e degli imprenditori”. Assurdo e paradossale.
Come lo sono i banchi con le ruote (soldi inutilmente buttati) per distanziare chi, per raggiungere la scuola, viaggia ammassato come un “gregge” su autobus e treni. E poi il contagio deve essere contenuto con il “tutti a casa” dalle 23 alle 5.

Non limitiamo le libertà costituzionali

Durante il Ventennio i fascisti entrarono nella casa di Benedetto Croce (che dopo aver sostenuto Mussolini aveva firmato il “manifesto degli intellettuali antifascisti”) Il filosofo abruzzese disse “Ho ricevuto la visita dello Stato etico”. Non vorremmo che anche oggi ci fosse la stessa pretesa morale in chi vuole limitare i diritti e le libertà Costituzionali senza una dimostrata necessità e utilità.
Come sistema delle imprese vogliamo lanciare un appello alle coscienze affinché, per pensare al presente, non si dimentichi il futuro del Paese, di noi stessi e dei nostri figli. L’obiettivo deve essere quello di ridurre al minimo indispensabile la durata delle nuove misure restrittive, limitandone l’applicazione a dove è davvero necessario. E soprattutto non dimenticando mai che è importante evitare il collasso economico, soprattutto se quello delle imprese (portate alla chiusura definitiva) è uno sterminio inutile.

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