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Il 2023 si apre con una buona notizia per il settore dei pubblici esercizi: l’emorragia pandemica in termini di consumi e occupazione sembra essere definitivamente superata. Sebbene ancora inferiore rispetto ai livelli del 2019 di 4 punti percentuali a valori correnti, la spesa delle famiglie nella ristorazione è risalita a circa 82 miliardi di euro, avvicinandosi agli 85 miliardi e mezzo del periodo pre-Covid, trainata anche dal ritorno del turismo internazionale, mentre il valore aggiunto del settore ha superato nel 2022 i 43 miliardi di euro (+18% rispetto all’anno precedente).

Sono questi alcuni dei dati più significativi che emergono dal Rapporto Annuale Ristorazione curato da FIPE-Confcommercio che è stato presentato ieri a Roma. Lo studio scatta una fotografia sullo stato di salute di un settore importante per l’economia nazionale e, con uno sguardo oltre l’ostacolo, individua le sfide che attendono il comparto nel prossimo futuro. L’evento è stato anche l’occasione per lanciare la Giornata della Ristorazione italiana, promossa da FIPE-Confcommercio, che si svolgerà il prossimo 28 aprile in tutta Italia con decine di iniziative e con un evento speciale presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy alla presenza del Ministro Adolfo Urso. Il primo vero grande appuntamento dedicato alla cultura della ristorazione italiana che coinvolgerà i ristoranti in Italia e quelli italiani all’estero per celebrare i temi dell’ospitalità e della condivisione.

Nel Rapporto si legge che a dicembre 2022 erano 336 mila le imprese operative nel mercato della ristorazione. Di queste, 9.526 hanno avviato l’attività nel corso dell’anno, mentre sono quasi 20.139 quelle che hanno abbassato le saracinesche con un saldo negativo di oltre 10.600 unità dietro il quale ci sono diverse concause: dagli strascichi della crisi pandemica al forte incremento dei costi in particolare delle materie prime e dell’energia (+200%) che hanno fortemente eroso i margini operativi delle imprese.

 

I DATI DI CASA NOSTRA

 

Per quanto riguarda la provincia di Cremona- spiega il direttore generale di Confcommercio Provincia di Cremona Stefano Anceschi-  le imprese attive sono 2.230 a fronte di 69 nuove aperture e 126 cessazioni con un saldo negativo di 57 unità.

Entrando più nel dettaglio:

I Ristoranti e le attività di ristorazione mobili sono 1.063, con 24 nuove iscrizioni e 63 cessazioni (-39). I Bar e i servizi senza cucina sono 1.016 con 44 nuove aperture e 61 cessazioni (-17). Le attività di Catering e altri servizi connessi al mondo della ristorazione sono 151 con una nuova attività e 2 cessazioni (-1).

Il tessuto cremonese è caratterizzato da tante piccole imprese con un numero di addetti compreso tra 1 e 3 (974 imprese).  I “colossi” con più di 50 dipendenti sono solo 10. Il totale dei dipendenti impiegati dal settore è di 3.590.

La forma societaria predominante è l’impresa individuale (993 imprese attive) seguita dalle società di persone (653).

In termini di fatturato e bilanci, anche il nostro territorio vede indici di performance in ripresa con un aumento che però non raggiunge ancora i valori pre-pandemia.

Con la giusta cautela –commenta Anceschi – Vogliamo essere ottimisti. A fine aprile avremo la giornata della Ristorazione, a cui stanno aderendo numerosi esercizi, che avrà sia l’obiettivo di promuovere il ritrovato senso dell’ospitalità e dello stare insieme, sia una finalità benefica. Un segnale forte, in tempi difficili, per esprimere come il mondo della ristorazione possa farsi testimone e portavoce del valore dell’ospitalità e del senso di comunità. Arriveranno poi anche iniziative per favorire l’incontro tra la necessità di personale e le nostre imprese. Con nuove assunzioni e possibilità di mettere in campo i propri talenti, i ristoratori testimoniano la voglia di ripartire e contribuire al rilancio del settore che nella nostra provincia impiega migliaia di persone.

 

IL COMMENTO DI ALESSANDRO LUPI (Presidente FIPE-CONFCOMMERCIO PROVINCIA DI CREMONA): Preoccupati ma cautamente positivi. Pesano la crisi energetica e la pandemia.

Guardiamo con preoccupazione al saldo negativo delle nostre imprese, dietro il quale ci sono diverse concause: dagli strascichi della crisi pandemica al forte incremento dei costi in particolare delle materie prime e dell’energia che hanno fortemente eroso i margini operativi delle imprese. Le nuove misure adottate dal Governo per mitigare l’impatto dei costi dell’energia per imprese e famiglie vanno fortemente potenziate. Siamo cautamente ottimisti. Per il 2023 si stima una crescita del comparto compresa tra il 5 e il 10% e lavoriamo affinché, anche in questo caso, Cremona sia in linea con il trend nazionale.

IL COMMENTO DI EMILIANO BRUNO (Vice Presidente FIPE-CONFCOMMERCIO PROVINCIA DI CREMONA) In campo con attività volte a promuovere il nostro saper fare: Giornata della Ristorazione e incontro tra offerta e domanda di lavoro.

Sono stati e sono tempi difficili: pandemia, caro energia e l’aumento dell’inflazione, cha ha spinto le persone a spendere cautamente i propri soldi, si sono fatti sentire anche nel nostro settore, lo testimonia il saldo negativo tra imprese attive e imprese che hanno chiuso. I dati nazionali ci fanno ben sperare ma non è ancora il momento per dire che il bilancio è positivo: i valori pre-pandemia sono ancora lontani, certamente noi terremo duro e lavoreremo per non fare venire meno il nostro impegno nelle nostre attività e per i nostri colleghi.

 

 

 

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