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IL FRONTE DEL COMMERCIO
Badioni e Anceschi (Confcommercio): «La ripresa è ancora fragile: dal Governo risposte insufficienti»

(da La Provincia del 13 gennaio 2021)

CREMONA – Il 2021 chiuderà con una crescita del Pil del 6,2% e dei consumi del 5,1% ma alcuni settori registrano cali ancora a due cifre rispetto ai valori del 2019: per ristorazione e alberghi la perdita dei consumi è rispettivamente, del 27,3% e del 35% rispetto a 2 anni fa; per i servizi culturali e ricreativi del 21,5%; per i trasporti il 16% e per l’abbigliamento e le calzature il 10,5%. Sono i dati del consuntivo 2021 elaborato dall’ufficio studi di Confcommercio che sottolinea come il recupero prosegua più lento del previsto e per i consumi (-7,3% rispetto al 2019) il completo ritorno ai livelli pre-pandemici non avverrà prima del 2023. Nella sua analisi, l’ufficio studi di Confcommercio sottolinea come i risultati del 2021 «nonostante siano in larga parte ‘rimbalzi statistici’, testimonino la grande vitalità del tessuto produttivo del Paese le cui performance non erano affatto scontate», ma evidenzia anche le preoccupazioni per quei settori come turismo, cultura e tempo libero che sono ancora molto distanti dai livelli del 2019. E a livello locale il presidente provinciale Andrea Badioni sottolinea: «Questi dati confermano quanto, come Confcommercio, abbiamo rimarcato fino ad oggi. Evidenziano la fragilità della ripresa economica. Invitano a non cedere ad inutili (e propagandistici) proclami. E, soprattutto, portano alla luce come non tutti i settori siano riusciti a ritrovare una pur minima normalità. Il nostro rapporto con le imprese è costante e quotidiano e, anche a livello locale, non possiamo che confermare quanto emerge dall’ufficio studi nazionale. Faccio riferimento, ovviamente, al comparto del turismo. Per le città d’arte, di fatto, il lockdown non è mai finito. Così come per le attività legate al tempo libero, dalle sale dal ballo fino alle palestre o alle imprese legate alla cultura. Lo stesso settore dei pubblici esercizi, oggi, è di nuovo in ginocchio. Imprese che, rimanendo aperte, hanno solo costi ed un fatturato prossimo allo zero. Per queste attività, oggi, non è previsto alcun ristoro. Il popolo delle partite Iva, con coraggio, è abituato a guardare al futuro, a rimboccarsi le maniche e lavorare. Più dei dati sugli ultimi mesi, a destare preoccupazione è il trend sull’ultimo trimestre del 2021. Dopo il rallentamento registrato a ottobre, le vendite al dettaglio sono tornate in terreno negativo a novembre. Il mese di dicembre, con il Natale, di fatto resta anomalo. E, per fortuna, ha garantito un po’ di ossigeno. Troppo poco rispetto all’asfissia di questo inizio di gennaio. I saldi sono partiti al rallentatore, le imprese della ristorazione hanno perso circa i due terzi della clientela. Hotel e imprese Fipe stanno facendo ferie fuori stagione, sperando che, in tempi non troppo dilatati la situazione possa registrare una svolta positiva. Per quanto riguarda i consumi, anche a fronte dei costi fissi per le famiglie, a partire dalla bolletta energetica, c’è poco di positivo da aspettarsi. Ci avviamo verso una fase di aumento dell’inflazione e dei prezzi, con disponibilità di spesa sempre più ridotta. Senza considerare il tema della precarietà del lavoro. Perché è impossibile garantire occupazione, in imprese ferme alpalo». E Stefano Anceschi, direttore generale del l’associazione, aggiunge: «Dal Governo, anche a fronte delle sollecitazioni della Confcommercio, è arrivata qualche apertura. Con uno stanziamento di risorse per una prima risposta ai fabbisogni dei settori produttivi colpiti. Non certo abbastanza. Come Confcommercio, richiediamo, anche a fronte della deriva della pandemia, che si valuti la possibilità di mettere in campo nuovi ristori e nuove moratorie creditizie e fiscali. Ugualmente importante deve essere la salvaguardia del lavoro. Per questo serve un nuovo ciclo di Cassa Covid. Servono, dunque, risorse aggiuntive rispetto ai fondi individuati in legge di bilancio. Quest’anno — conclude Anceschi — doveva essere caratterizzato dalla ripartenza. Ma il ritorno ai valori pre Covid sembra sempre più dilatato e incerto. Sia, per l’esecutivo, una priorità il sostegno al terziario e alle piccole e medie imprese. Senza risposte concrete ed efficaci rischiamo di distruggere un tessuto economico che, da sempre, è la vera leva di sviluppo del Paese».

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